Il talebano da 5 milioni di $
Scoprire con certezza se è morto o se è ancora vivo è più difficile che ucciderlo. Tre giorni fa, Baitullah Mehsud era sul tetto della casa del suocero dottore per passare la notte in dialisi sotto il cielo del Waziristan, e scampare anche al caldo d’agosto. Un drone americano lo ha inquadrato e gli ha sparato un missile.
20 AGO 20

Spietato, faceva recapitare un lenzuolo con ago e filo alle vittime annunciate delle sue squadre di killer pashtun ventiquattr’ore prima dell’inevitabile esecuzione, con un foglietto: “ Preparati il sudario”. L’effetto psicologico, sugli altri oppositori, era comprensibilmente micidiale. Rivoluzionario, Mehsud non faceva parte del fiero sistema tribale, come si crede dall’occidente, da quaggiù, dove tutto sembra la stessa zuppa: lui era l’elemento eversivo eccezionale, un ex insegnante di educazione fisica che s’è aperto la strada nell’arcaico sistema clanico delle montagne wazire semiazzerandolo, ammazzando – o facendo ammazzare dai suoi – circa quattrocento saggi e religiosi dei consigli tribali che lo contestavano o lo avrebbero voluto tenere basso. Era così fuori dalle regole del suo ambiente da garantire rifugio e ospitalità agli arabi e agli uzbechi di al Qaida, non visti bene dai cisposi anziani pashtun. E quando gli altri capi talebani locali hanno protestato, due anni fa, è scattata una campagna fratricida che ha lasciato sul terreno duecento morti. Ed era un fervente sostenitore delle missioni suicide, compresa quella che ha eliminato la candidata Benazir Bhutto nel dicembre 2007. Da qui, dai legami pericolosi con i terroristi cosmopoliti e dalla sua estrema violenza, la rapida ascesa dal nulla fino ai cinque milioni di dollari di taglia del governo americano, consapevole che finché i Baitullah Mehsud alligneranno oltre il labile confine afghano la guerra non sarà vincibile.
L’intelligence militare pachistana, che ha contatti e legami con tutti i gruppi di estremisti, con l’autonomo Baitullah non sapeva come comportarsi. Passava dal definirlo un “patriota”, come fece l’anno scorso un generale per invocare il suo aiuto in caso di guerra con l’India, ad accusarlo di essere invece un agente indiano, pagato per portare il caos e la violenza nel nord del paese. Un uomo troppo prezioso per essere ucciso, e troppo pericoloso per essere lasciato in vita. Due anni fa l’esercito ha annunciato la sua morte. Il giorno dopo lui ha fatto una parata trionfale, con caroselli di pick up e ghirlande di fiori, e ha tenuto una conferenza stampa davanti ai giornalisti (fotografie: soltanto di spalle). Gli americani sono ancora scettici sulla notizia della morte. Hanno campioni di Dna di tutti i loro bersagli – prelevati quasi sempre a familiari – ma questo caso è più difficile. Andare ora sul luogo della presunta sepoltura nel cuore del Waziristan è una missione impossibile. I testimoni dicono che sono state uccise anche le sette guardie del coropo, oltre al fratello e alla moglie, ma la Cia esita: e se lui fosse corso via all’ultimo, magari sotto un burqa? Le parole dei ministri pachistani, che in passato hanno già dichiarato morti al Zawahiri, Fazlullah, al Yazid, e altri leader più in forma che mai, valgono poco. Più credibili sono le conferme che cominciano ad arrivare dai talebani stessi, e il fatto che quella notte abbiano isolato l’area per cinque chilometri, in modo che nessuno potesse vedere nulla. Qualcuno e loro lo sanno, ha tradito. E ha lasciato vicino alla casa di Mehsud un minuscolo faro a infrarossi grande come un accendino, con batteria da nove volt. Visibile a sette chilometri, dura cento ore, ma di solito i leader estremisti non stanno così a lungo nello stesso posto. In passato i talebani hanno già sorpreso infiltrati con questi congegni e li hanno decapitati.
Potrebbe essere un caso (e lui potrebbe essere ancora vivo). Ma a dare l’ordine di fulminare Baitullah è stato Stanley McChrystal, lo stesso generale che in Iraq ha ucciso al Zarqawi, o “Z -man”, come lo chiamavano i militari. Resta da capire che cosa succederà ora, dato che la morte di Z-man non fermò il macello in Iraq. Una jirga sta già scegliendo il nome del successore.
Potrebbe essere un caso (e lui potrebbe essere ancora vivo). Ma a dare l’ordine di fulminare Baitullah è stato Stanley McChrystal, lo stesso generale che in Iraq ha ucciso al Zarqawi, o “Z -man”, come lo chiamavano i militari. Resta da capire che cosa succederà ora, dato che la morte di Z-man non fermò il macello in Iraq. Una jirga sta già scegliendo il nome del successore.